Chi è Leo Hakerlund?
Leo Hakerlund è un gran cazzone.
Sì, lo so, non è un inizio elegante. Ma è corretto. Ed è importante che tutti lo sappiano subito, prima che qualcuno al tavolo inizi a parlare di “eroe classico” o “crescita morale”.
Leo non è un prescelto.
Non è il centro di una profezia.
E no, non esiste un antico manoscritto che lo descriva… a meno che il master non lo stia scrivendo adesso, sotto pressione.
Leo è un guerriero-mago cazzone.
E contro ogni statistica, ogni buon senso narrativo e probabilmente contro il regolamento stesso, è ancora vivo.
Secondo Leo la vita è un privilegio raro, breve e caotico. Si vive una volta sola — dice lui — e se poi qualcuno ti resuscita, significa che non hai finito. O che hai lasciato qualcosa in sospeso. O qualcuno.
Cresciuto in una famiglia dove il lavoro duro era legge e il futuro già deciso, a sedici anni guarda oltre le mura della sua città e se ne va. Non per tragedia. Non per rabbia. Ma perché restare lì avrebbe reso questa storia incredibilmente noiosa.
Il mondo, ovviamente, lo prende a schiaffi. Gli insegna a combattere nel modo più efficace possibile: facendolo sopravvivere per miracolo. Ogni battaglia lo cambia, lo indurisce, lo tempra… senza mai togliergli quell’aria da uno convinto che, in qualche modo, andrà tutto bene.
Poi scopre la magia.
Non perché fosse scritto.
Non perché fosse degno.
Ma per curiosità.
Perché se puoi menare con una spada, perché non farlo anche lanciando incantesimi? È una domanda legittima. Anche se il bilanciamento del personaggio ne soffre. Ma tranquilli: non è ottimizzato. È solo pericolosamente versatile.
A ventotto anni Leo Hakerlund ha vissuto esperienze che non stanno in nessun manuale: ha combattuto mostri che non sarebbero dovuti esistere, brandito spade senzienti che parlano più del necessario, passato giorni interi a bere nei peggiori bordelli di Sarabus e partecipato a feste regali come se fossero taverne particolarmente costose.
E sì, c’è anche questo:
Leo ama le donne. Tutte.
Belle o brutte, con i baffi o senza, umane, elfe, mezz’orche o qualsiasi razza incontri — purché siano femminili e consenzienti. E non si limita a frequentarle: Leo è convinto che lasciare qualcosa di sé nel mondo sia parte dell’esperienza. Letteralmente.
Secondo lui è solo un altro modo di “vivere alla grande”.
Le conseguenze? Beh… saranno una side quest futura. Forse.
Ha sbagliato.
Spesso.
Ha collezionato errori sufficienti a giustificare almeno tre archi di redenzione. Che, per inciso, non ha mai fatto.
Leo non cerca gloria.
Non cerca redenzione.
Non cerca nemmeno di sembrare affidabile.
Eppure eccolo qui.
Davanti all’ennesimo pericolo impossibile.
Davanti a quello che, sulla carta, è chiaramente un boss fight.
Con una lama in mano, la magia pronta a esplodere e quel sorriso da idiota che dice chiaramente: “Tranquilli. Ho già visto di peggio. Credo. E se muoio… sappiamo tutti come va a finire.”
Perché Leo Hakerlund è un gran cazzone.
Ma è il tipo di cazzone che avanza quando tutti arretrano.
Quello che ride mentre il mondo va a fuoco.
Quello che, anche quando il master sorride troppo e chiede di tirare iniziativa… fa un passo avanti.
E ora è qui.
Il destino sospira.
I dadi sono pronti.
La storia finge di essere seria.
Tocca a Leo Hakerlund.
Siete pronte a essere ingravidate?
